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Gestione & Numeri

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Margine di commessa: come sapere se un cantiere ti fa guadagnare mentre è ancora aperto

Il margine di commessa si calcola così: prendi il prezzo concordato con il cliente, togli tutti i costi diretti del cantiere (materiali, manodopera, subappalti, noli, smaltimenti) e togli la quota di costi generali dell'impresa che quel cantiere deve coprire. Quello che resta è il margine. Sembra semplice. Il problema è un altro: la maggior parte dei titolari lo scopre a lavori finiti, quando ormai non si può più correggere niente.

È come guidare guardando solo lo specchietto. Vedi dove hai sbagliato, ma ormai ci sei passato sopra.

Perché il margine si scopre sempre troppo tardi

Il motivo è pratico, non teorico. Durante il cantiere le fatture dei fornitori arrivano in ritardo. Le ore degli operai finiscono su un blocchetto o non finiscono da nessuna parte. Il subappaltatore fattura a fine mese. E tu, in mezzo, hai altri tre cantieri da mandare avanti.

Così il conto vero lo fai una volta sola: alla fine. E lì scopri due cose. Che il cantiere che pensavi buono ha mangiato margine con le piccole cose non previste. E che le settimane in più di manodopera nessuno le ha mai messe in conto al cliente.

Ogni settimana in più di ritardo su un cantiere sono salari, mezzi e ponteggi che escono dalla tua tasca. Se non li vedi settimana per settimana, non esistono. Fino a quando esistono eccome — nel conto in banca.

Le quattro voci che compongono il costo di una commessa

Prima di calcolare, devi sapere cosa stai calcolando. In una commessa edile i costi stanno in quattro cassetti, e ognuno si sbaglia in un modo diverso.

I materiali. Sono i più facili da vedere e i più facili da sottostimare. L'errore classico non è il prezzo: è la quantità. Lo sfrido, i pezzi rotti, il materiale che avanza e resta in magazzino, il secondo viaggio perché mancava una cosa. Conta sempre il materiale ordinato, non quello fatturato: la fattura arriva dopo, e nel frattempo il costo esiste già.

La manodopera. È la voce che decide se un cantiere va bene o male, ed è quella che quasi nessuno traccia bene. Il costo di un operaio non è la sua paga oraria: è la paga più contributi, TFR, ferie, malattia, formazione, dispositivi. Se usi la paga netta come costo orario, stai sottostimando di parecchio, e ogni ora in più di cantiere pesa più di quanto pensi. Fatti dare dal commercialista il costo orario vero, azienda per azienda, e usa quello.

Subappalti e noli. Qui il rischio è il tempo. Il subappaltatore ti fattura a fine lavorazione, la gru la paghi a settimana. Se la lavorazione slitta, il nolo continua a correre anche se in cantiere non si fa niente. I noli sono un costo che scorre col calendario, non con l'avanzamento: per questo un cantiere fermo è un cantiere che perde soldi in silenzio.

I costi generali. Ufficio, furgoni, assicurazioni, commercialista, telefoni, il tuo tempo. Non appartengono a nessun cantiere in particolare, quindi sembrano gratis. Non lo sono: qualcuno deve pagarli, e quel qualcuno sono le commesse. Se non li carichi, ogni cantiere ti sembrerà più redditizio di quanto è.

Come caricare i costi generali senza impazzire

Non serve una contabilità analitica da multinazionale. Serve un numero ragionevole, applicato sempre allo stesso modo.

Prendi i costi generali di un anno intero: affitto, mezzi, assicurazioni, consulenze, utenze, stipendi di chi non è in cantiere, il tuo compenso. Fai il totale. Poi dividilo per il fatturato dell'anno. Ottieni una percentuale: è la quota di costi generali che ogni euro di lavoro deve coprire.

Se i tuoi costi generali annui sono 120.000 euro e fatturi 600.000, la percentuale è il 20 per cento. Vuol dire che su una commessa da 100.000 euro devi mettere in conto 20.000 euro di costi generali, prima ancora di parlare di margine. Non è pessimismo: è la realtà che prima o poi si presenta comunque.

Rifai questo conto una volta l'anno. Se i costi generali crescono e il fatturato no, quella percentuale sale — e i tuoi preventivi devono saperlo.

Il metodo: tre numeri, una volta a settimana

Non serve un sistema complicato. Serve una disciplina semplice, da mezz'ora a settimana, cantiere per cantiere.

Primo numero: il costo sostenuto fino a oggi. Materiali ordinati (ordinati, non solo fatturati), ore di manodopera fatte, subappalti maturati, noli in corso. Anche stimato, va bene lo stesso. Meglio un numero approssimato oggi che un numero preciso a cantiere chiuso.

Secondo numero: quanto lavoro hai davvero completato. Non a sensazione. In percentuale sulle lavorazioni: scavi finiti, struttura al 70 per cento, impianti iniziati. È il tuo stato di avanzamento reale, quello che diresti a un collega se ti chiedesse a che punto sei.

Terzo numero: il confronto. Se hai completato il 50 per cento del lavoro ma hai già speso il 65 per cento del budget di commessa, hai un problema adesso — non tra tre mesi. E un problema visto adesso ha ancora delle soluzioni: rinegoziare una fornitura, rivedere una lavorazione, mettere in conto al cliente quello che è cambiato.

Stimare l'avanzamento senza prendersi in giro

Il secondo numero è quello dove si bara di più, spesso senza accorgersene. "Siamo a metà" detto guardando il cantiere è quasi sempre ottimista, perché le finiture — che sono lente — sembrano poca roba rispetto alle strutture, che sono veloci e fanno scena.

Due modi onesti per stimarlo.

A lavorazioni pesate. Prendi il computo e assegna a ogni lavorazione il suo peso in euro. Se le demolizioni valgono 8.000 su 100.000, finirle vale l'8 per cento, non "una bella fetta". Poi somma solo quello che è davvero completato. È il metodo più preciso, e se hai fatto il preventivo per bene ce l'hai già in mano.

A misure fisiche. Metri quadri di intonaco fatti su quelli totali, metri lineari di tubazione posata, pezzi montati. Funziona bene sulle lavorazioni ripetitive, meno sulle finiture miste.

Quello che non funziona è stimare a giornate passate ("siamo dentro da sei settimane su dodici, quindi siamo al 50 per cento"). Le giornate passate misurano il tempo, non il lavoro fatto. Sono due cose diverse — ed è esattamente nella differenza tra le due che si nasconde il margine perso.

Facciamo un esempio con numeri tondi

Prendi una ristrutturazione da 100.000 euro. Budget costi: 80.000 (di cui 20.000 di costi generali, come nell'esempio di prima). Margine atteso: 20.000.

Alla sesta settimana hai completato metà lavoro. Se i costi sostenuti sono intorno ai 40.000, sei in linea. Se sono già 52.000, il cantiere ti sta dicendo una cosa precisa: di questo passo il margine finale non sarà 20.000, sarà 4.000.

Fai il conto insieme: 52.000 spesi per il 50 per cento del lavoro significa che l'altra metà, se continua così, ne costerà altri 52.000. Totale 104.000 su un prezzo di 100.000. Non è un margine ridotto: è una perdita. E te ne accorgi alla sesta settimana su dodici, quando hai ancora sei settimane per fare qualcosa.

Prima di andare avanti devi capire dove stanno andando quei soldi. Quasi sempre la risposta è in tre posti: ore di manodopera sopra il previsto, materiali cresciuti dopo il preventivo, lavorazioni extra fatte senza metterle nero su bianco.

Questo esempio è volutamente semplificato. Ma la logica è identica su un cantiere da 30.000 euro e su uno da 3 milioni.

I segnali d'allarme che vedi prima dei numeri

I numeri arrivano a fine settimana. Certi segnali arrivano prima, e in cantiere si vedono a occhio.

La squadra torna sullo stesso lavoro una seconda volta: sono rifacimenti, e i rifacimenti non li paga il cliente. Il capocantiere chiede materiale che non era in lista: o il preventivo era incompleto o si sta facendo qualcosa in più. Il cliente passa spesso e "suggerisce": sono varianti in arrivo. Il subappaltatore rimanda di una settimana: sono noli e ponteggi che corrono a vuoto.

Ognuno di questi segnali, da solo, è normale. Due o tre insieme sullo stesso cantiere vogliono dire che il margine sta scendendo e i numeri te lo confermeranno tra dieci giorni. Non aspettare la conferma.

Il margine sta scendendo: cosa puoi ancora fare

Vedere il problema serve solo se poi si agisce. Le leve, in ordine di quanto sono realistiche.

Fermare l'emorragia sugli extra. Se stai facendo lavori non previsti senza averli messi per iscritto, questo è il primo rubinetto da chiudere — oggi, non a fine cantiere. Ogni extra approvato per iscritto è margine che rientra.

Rivedere il metodo di lavoro, non la fretta. Correre non recupera margine: fa fare errori, che costano rifacimenti. Recupera margine cambiare l'organizzazione: meno spostamenti, meno attese, materiale in cantiere prima che serva.

Rinegoziare le forniture che restano. Sulla parte non ancora ordinata hai ancora potere. Un fornitore che sente che il rapporto continua è più flessibile di quanto pensi.

Parlare col cliente, se il cambiamento viene da lui. Se il progetto è cambiato in corsa, dirlo alla sesta settimana è una discussione. Dirlo a fine lavori è una lite.

Quello che non puoi fare è recuperare margine sulla parte già eseguita. Per questo il momento in cui guardi i numeri conta più della precisione dei numeri stessi.

Gli errori che rovinano il calcolo

Primo errore: dimenticare i costi generali. Ne abbiamo parlato: un cantiere che margina solo sui costi diretti spesso è un cantiere in perdita travestito.

Secondo errore: non contare le tue ore. Se stai due giorni a settimana su un cantiere, quelle ore hanno un valore. Se non le conti, il margine è gonfiato e ti stai pagando meno dell'ultimo arrivato.

Terzo errore: fare la media tra cantieri. La media nasconde. Un cantiere che va bene copre uno che perde, e tu non lo vedi. I conti si fanno commessa per commessa, sempre.

Quarto errore: confondere incasso e margine. Il cliente ha pagato il SAL, quindi il cantiere va bene? No. L'incasso dice che hai soldi in cassa oggi, non che quel lavoro ti lascerà qualcosa. Sono due controlli diversi e servono entrambi: uno guarda la cassa, l'altro guarda il guadagno.

Quinto errore: cambiare metodo ogni volta. Un calcolo approssimativo fatto sempre allo stesso modo è più utile di un calcolo perfetto fatto una volta ogni tanto. La costanza vale più della precisione, perché è il confronto tra le settimane che ti dice se stai peggiorando.

A cantiere chiuso: il conto che vale per il prossimo preventivo

Quando la commessa è finita, fai il consuntivo vero e mettilo accanto al preventivo. Non per rimuginare: per imparare.

Dove hai sbagliato la stima? Le ore quasi sempre. Di quanto? Se scopri che sui bagni sbagli sistematicamente del 20 per cento, hai appena trovato una correzione da applicare a tutti i preventivi futuri. Quel numero vale più di qualunque corso.

Fallo per cinque o sei cantieri e avrai qualcosa che pochissime imprese edili hanno: i tuoi costi veri, misurati sui tuoi lavori, con la tua squadra. È la base su cui si fanno preventivi che marginano davvero — e il motivo per cui, a parità di prezzo, un'impresa guadagna e un'altra no.

Da dove iniziare lunedì

Prendi il cantiere più grande che hai aperto. Solo quello. Scrivi il prezzo concordato, il budget costi che avevi in testa e i costi sostenuti fino a oggi. Stima la percentuale di avanzamento con le lavorazioni pesate. Confronta i due numeri.

Mezz'ora di lavoro. Qualunque cosa scopri, sei più avanti di ieri: o hai la conferma che il cantiere gira, o hai visto un problema quando è ancora un problema piccolo. Poi ripetilo ogni lunedì.

Il margine non è un numero che si scopre: è un numero che si sorveglia.

Domande frequenti

Come si calcola il margine di una commessa edile?

Prezzo concordato con il cliente, meno i costi diretti del cantiere (materiali, manodopera, subappalti, noli, smaltimenti), meno la quota di costi generali dell'impresa attribuita a quella commessa. Il risultato è il margine di commessa. Va calcolato per ogni singolo cantiere, mai facendo la media tra cantieri diversi.

Ogni quanto va controllato il margine di un cantiere?

Una volta a settimana, cantiere per cantiere. Basta confrontare due numeri: la percentuale di lavoro completato e la percentuale di budget costi già spesa. Se la spesa corre più veloce dell'avanzamento, il margine si sta erodendo e serve intervenire subito.

Quali costi vengono dimenticati più spesso nel calcolo del margine?

I costi generali (ufficio, mezzi, assicurazioni, commercialista), le ore del titolare passate in cantiere o dietro alla commessa, e i piccoli extra fatti in corso d'opera senza essere messi per iscritto. Sono le tre voci che più spesso trasformano un cantiere apparentemente in utile in un cantiere in perdita.

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