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Squadra & Persone

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Trovare operai in edilizia: perché nessuno risponde ai tuoi annunci (e cosa fare)

«Non si trova nessuno.» È la frase più ripetuta nei bar davanti ai cantieri di tutta Italia. Ed è vera solo a metà. La metà vera: il mestiere attira meno giovani di prima, e la manodopera qualificata è merce rara. La metà falsa: che non ci sia niente da fare. Perché mentre tu non trovi nessuno, qualche impresa della tua zona la squadra ce l'ha, la tiene, e quando cerca una persona la trova. Non è fortuna. È che sul mercato del lavoro, oggi, sei tu quello che viene scelto — non il contrario. E chi viene scelto deve avere qualcosa da offrire oltre alla busta paga.

Il primo problema è l'annuncio (quando c'è)

Guarda gli annunci delle imprese edili: «Cercasi muratore con esperienza, zona X, massima serietà». Tutto qui. Nessuna informazione su chi sei, che cantieri fai, quanto paghi, come si lavora da te. Un bravo operaio che ha già un posto — perché i bravi un posto ce l'hanno già, è questo il punto — davanti a quell'annuncio non muove un dito. Cambiare lavoro è un rischio: perché dovrebbe correrlo per un'incognita?

Scrivi l'annuncio come scriveresti un preventivo per un cliente importante. Chi siamo: che impresa, che tipo di lavori, da quanto. Cosa offriamo: inquadramento regolare, che tipo di cantieri, attrezzatura, formazione, possibilità di crescere. Cosa cerchiamo: il mestiere, sì, ma anche il tipo di persona. E un modo di candidarsi facile: un numero WhatsApp funziona meglio di dieci moduli.

E il canale migliore resta quello di sempre: la tua squadra. I bravi conoscono altri bravi. Un premio concreto a chi ti porta una persona che poi resta è il miglior investimento in ricerca del personale che puoi fare.

Il secondo problema: i primi giorni

Hai trovato la persona. Adesso viene la parte che quasi tutti sbagliano: l'ingresso. Il copione classico è «lunedì vieni in cantiere, poi vediamo». Nessuno che lo presenti alla squadra, nessuno che gli spieghi come si lavora da voi, attrezzatura da recuperare, e la sensazione — dal primo giorno — di essere un tappabuchi.

Le persone decidono nelle prime settimane se restare. Non serve un manuale aziendale: serve che il primo giorno qualcuno lo aspetti, gli faccia vedere il cantiere, gli dica chi è il suo riferimento e cosa ci si aspetta da lui nei primi mesi. Un'ora di attenzione il primo giorno vale più di mille discorsi dopo sei mesi.

Il terzo problema: perché i bravi se ne vanno

Tenere le persone costa meno che trovarle, sempre. Eppure si investe tutto sulla ricerca e niente sulla permanenza. I motivi per cui un bravo operaio se ne va sono quasi sempre gli stessi, e i soldi c'entrano meno di quanto pensi.

Se ne va perché non vede futuro: fa le stesse cose da tre anni e nessuno gli ha mai detto dove può arrivare. Se ne va perché il caos organizzativo logora: ogni giorno un ordine diverso, materiali che mancano, corse e straordinari per colpa di una programmazione che non c'è. Se ne va perché non si sente visto: l'unico ritorno che riceve è il rimprovero quando qualcosa va storto.

Su ognuna di queste cose puoi lavorare senza spendere un euro. Un colloquio due volte l'anno con ogni persona chiave: come va, cosa vorresti fare, cosa ti pesa. Una programmazione settimanale che rende le giornate prevedibili. E la parola più economica e meno usata del settore: «bravo, bel lavoro» — detta quando è vera.

Poi certo, la paga conta. Se paghi sotto il mercato, il resto non basta. Ma a parità di busta, la differenza la fanno l'organizzazione e il rispetto. E quando l'ambiente è quello giusto, la voce gira: le imprese dove si lavora bene ricevono candidature spontanee. È il cerchio che si chiude: la squadra solida diventa il tuo ufficio di collocamento.

Il cambio di mentalità

Smetti di pensare «cerco un operaio» e inizia a pensare «costruisco un posto dove i bravi vogliono stare». Il primo è un problema che si ripresenta ogni sei mesi. Il secondo è un investimento che si ripaga per anni: meno ricerche, meno buchi in squadra, meno cantieri rallentati, e la libertà — per te — di non essere l'unico che sa fare tutto.

Da dove iniziare

Questa settimana, due mosse. Primo: riscrivi l'annuncio che hai in giro come fosse una presentazione della tua impresa, non un cartello «cercasi». Secondo: fai due chiacchiere, una per una, con le due persone migliori che hai. Non per parlare di lavoro: per chiedere come stanno, cosa li tiene da te e cosa li stancherebbe. Ti diranno cose che non sapevi. Ed è molto più facile tenere loro che trovare i prossimi.

Domande frequenti

Perché gli annunci di lavoro in edilizia ricevono poche risposte?

Perché la maggior parte non dà informazioni: non dice chi è l'impresa, che tipo di cantieri fa, cosa offre e come si lavora. Gli operai qualificati un lavoro ce l'hanno già, e per cambiarlo hanno bisogno di buoni motivi. Un annuncio scritto come una presentazione dell'impresa — con offerta chiara e candidatura facile, ad esempio via WhatsApp — ottiene risultati molto migliori.

Qual è il canale più efficace per trovare operai in edilizia?

Il passaparola della squadra: le persone brave conoscono altre persone brave. Un premio concreto a chi presenta un candidato che viene assunto e resta è generalmente l'investimento più efficace nella ricerca di personale, superiore agli annunci generici.

Come si trattengono gli operai migliori?

Lavorando sui tre motivi principali di abbandono: mancanza di prospettiva (servono colloqui periodici su crescita e mansioni), caos organizzativo (una programmazione settimanale rende le giornate prevedibili) e mancanza di riconoscimento. La retribuzione deve essere in linea con il mercato, ma a parità di paga la differenza la fanno organizzazione e rispetto.

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